Einaudi 2023
Traduzione e cura di Silvia Bre
Introduzione di Sara De Simone



Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886), poetessa statunitense, nasce nel 1830 ad Amherst da Edward Dickinson ed Emily Norcross, in una famiglia borghese di tradizioni puritane. Gli studi di Dickinson non sono regolari e le sue amicizie scarse. Emily Dickinson trascorre la maggior parte della propria vita nella casa dove è nata con rari intermezzi costituiti da visite ai parenti di Boston, di Cambridge e nel Connecticut.Durante gli anni 1850, la relazione più forte e più affettuosa di Emily Dickinson è con sua cognata, Susan Gilbert: in tutta la sua vita le invia oltre trecento lettere.Emily ama la natura, di cui coglie l’impermanenza. Il tema della morte è molto presente nella sua poetica. A partire dal 1865 inizia a vestirsi solo di bianco, in segno di purezza, rifiutando il matrimonio.Nel 1855 compie un viaggio a Washington e a Philadelphia, dove conosce il reverendo Charles Wadsworth, del quale si innamora. Il suo rimane un sentimento platonico (il pastore è già sposato e ha dei figli) e la Dickinson gli dedica alcuni dei suoi componimenti. Poco dopo il suo breve viaggio a Washington, la poetessa sceglie di estraniarsi dal mondo e si rinchiude nella propria camera, al piano superiore della casa paterna, a parte poche visite in giardino e alla casa adiacente del fratello, vivendo in completo isolamento, anche a causa del sopravvenire di disturbi nervosi.
Il secondo amore romantico della Dickinson per un uomo è per l’anziano giudice Otis Phillips Lord (1812-1884), un amico del padre defunto nonché assiduo frequentatore di casa Dickinson. Quando lui rimane vedovo nel 1878, a quanto si evince dalle lettere non distrutte, la Dickinson, che aveva allora 48 anni, esprime il desiderio, mai realizzato, di sposarlo. Il colpo finale al suo morale è la morte del suo nipote preferito, Thomas Gilbert Dickinson (1883), colpito dal tifo a soli 8 anni, seguita da quella di Otis Lord per attacco cardiaco l’anno seguente.
Emily Dickinson muore di nefrite nello stesso luogo in cui era nata, ad Amherst, nel Massachusetts, il 15 maggio 1886 all’età di 55 anni. È sepolta nel locale cimitero, nel settore di famiglia.
Al momento della sua morte la sorella Lavinia scopre nella camera di Emily diverse centinaia di poesie scritte su foglietti, in parte ripiegati e cuciti con ago e filo, tutti contenuti in un raccoglitore. Prima della sua morte erano stati pubblicati solo sette testi, con varie modifiche apportate dagli editori. Nel 1890, per iniziativa della sorella Lavinia, T.W. Higginson e Mabel Loomis Todd, amica e amante del fratello Austin, curano una prima scelta postuma di 115 Poesie, che ha molta fortuna, sicché due altre scelte usciranno nel 1891 e 1896. Dal 1914 al 1924 appaiono altre poesie, edite dalla nipote Martha dopo la morte della madre Susan Gilbert, cognata di Emily, a cui Lavinia le aveva affidate. Diverse poesie vengono poi ricavate dalle lettere della Dickinson, nonché dai biglietti che scrive per accompagnare i doni fatti a parenti e amici. La poetessa statunitense non ha  alcun riconoscimento in vita, perché i suoi contemporanei prediligono un linguaggio maggiormente ricercato e le sue opere, largamente anticipatrici della poesia novecentesca, non risultano conformi al gusto dell’epoca. La fortuna e quindi il riconoscimento della sua importanza nella letteratura angloamericana, il moltiplicarsi delle sue traduzioni, anche in italiano, e di studi e opere a lei dedicate o ispirate sono fenomeni relativamente recenti.
L’edizione completa delle sue 1775 liriche è pubblicata nei «Meridiani» Mondadori, a cura di Marisa Bulgheroni. Per Einaudi sono state pubblicate le raccolte Centoquattro poesie (2011), Uno zero più ampio (2013) e Questa parola fidata (2019), tutte a cura di Silvia Bre.

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Silvia Bre (Bergamo, 1953) è una scrittrice, poetessa, traduttrice italiana. Ha esordito nel 1990 con la raccolta di poesie I riposi (Rotundo), alla quale hanno fatto seguito Le barricate misteriose (Einaudi 2001 –premio Montale), Sempre perdendosi (Nottetempo 2006 – premio Montano, portato a teatro da Alfonso Benadduce), Marmo (Einaudi 2007 – premi Viareggio, Mondello, Frascati, Penne, Arenzano), La fine di quest’arte (Einaudi 2015), Le campane (Einaudi 2022 – Premio Laudomia Bonanni, Premio Montano). Tra le sue traduzioni: Fumo di Jay McInerney (Nuovi Argomenti,1987); Stevenson sotto le palme di Alberto Manguel (Nottetempo 2007), L’amante puntiglioso di Alberto Manguel (Nottetempo 2009), L’arte di dirsi addio di Rebecca Connell (Einaudi 2010), Non restare muti di Alice Walker (Nottetempo 2011), Centoquattro poesie di Emily Dickinson (Einaudi 2011), Senza toccare il fondo di Naomi Alderman, (Nottetempo 2011), Uno zero più ampio: altre cento poesie di Emily Dickinson (Einaudi 2013), Il Vangelo dei bugiardi di Naomi Alderman, (Feltrinelli 2014), Quando gli uomini sono via di Siobhan Fallon (Nottetempo 2014), Ragazze elettriche di Naomi Alderman (Nottetempo 2017), Fuoco e ghiaccio di Robert Frost (Adelphi 2022), Il Giardino di Vita Sackville-West (Elliot 2013), Sette giorni in mille anni di Robert Graves; Il canzoniere di Louise Labé (Classici Mondadori 2000), da Emily Dickinson Questa parola fidata (Einaudi 2019), Esercizi di potere di Margaret Atwood (nottetempo 2019).
Tra gli autori da lei tradotti anche Claudia Rankine, Doris Lessing, Alison Lurie, Sharon Kivland, Lodro Rinzler.
Nel 2006 Alfonso Benadduce ha portato in teatro un testo della Bre: Sempre perdendosi – Poema tragico.
Nel 2010 Silva Bre ha vinto il premio Cardarelli per la poesia, nel 2019 ha vinto il Premio Maggiore per la traduzione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nel 2023 le è stata conferita la Laurea in Poesia presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Salesiana di Roma.